Duda Dalponte molestata in diretta Tv, come Greta Beccaglia

La giornalista brasiliana Duda Dalponte è stata vittima di gravi molestie durante un collegamento in diretta dall’aeroporto di Rio de Janeiro, mentre documentava la partenza dei tifosi del Flamengo per la finale di Copa Libertadores. L’episodio ha suscitato indignazione in Brasile e richieste di tutela per i professionisti dell’informazione.

L’aggressione in diretta

La reporter di Globo Esporte, Duda Dalponte, stava raccontando l’entusiasmo dei tifosi rubro-negri in partenza per Lima, dove il Flamengo avrebbe affrontato il Palmeiras nella finale di Copa Libertadores. Durante il collegamento al Jornal Hoje, la giornalista è stata ripetutamente strattonata ai capelli da alcuni presenti, nonostante si fosse voltata più volte per individuare il responsabile. Globo ha diffuso una nota ufficiale di condanna, definendo l’episodio “inaccettabile” e ribadendo il sostegno alla propria inviata.

Le reazioni in Brasile

La vicenda ha provocato forti reazioni politiche e istituzionali. Diversi parlamentari e rappresentanti del governo hanno espresso solidarietà alla giornalista, sottolineando come l’aggressione sia un segnale della persistente misoginia e della violenza contro le donne nel Paese. L’Associazione Brasiliana di Giornalismo Investigativo (Abraji) ha ricordato che gli attacchi alle croniste sono in aumento e ha chiesto misure più severe per proteggere chi lavora nell’informazione. Anche esponenti della magistratura e del Ministero della Giustizia hanno ribadito la necessità di garantire sicurezza e rispetto ai professionisti dei media.

Paralleli con l’Italia

Il caso di Duda Dalponte richiama episodi analoghi avvenuti in Italia. Tra i più noti, quello della giornalista Greta Beccaglia, molestata in diretta tv all’uscita dello stadio di Empoli nel 2021. In quell’occasione, il responsabile fu identificato e denunciato, ma l’episodio mise in luce la vulnerabilità delle croniste sul campo. Altri casi, come le minacce subite da Sara Mariani durante una diretta televisiva, confermano che il problema non è isolato e riguarda più Paesi europei.

Una condanna necessaria

Questi comportamenti devono essere condannati con fermezza. Non si tratta di “scherzi” o di gesti goliardici, ma di violenza e molestie che minano la libertà di stampa e la dignità delle donne. Ogni aggressione a un giornalista è un attacco al diritto dei cittadini di essere informati. È indispensabile che istituzioni, club sportivi e tifoserie collaborino per garantire un ambiente sicuro e rispettoso, dentro e fuori dagli stadi.

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