L’Orchestra Rai e Dmitry Matvienko per il Giorno della Memoria


L’Orchestra Rai e Dmitry Matvienko per il Giorno della Memoria

Messiaen, Šostakovič e le parole di Wislawa Szymborska 

Anche la musica per non dimenticare: alla vigilia del Giorno della Memoria, Rai Cultura propone il concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Dmitry Matvienko, in onda venerdì 26 gennaio alle 21.15 su Rai 5 e RaiPlay dall’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino. La serata si apre con i versi della poesia “La fine e l’inizio” di Wislawa Szymborska, interpretati dall’attrice Marta Cortellazzo Wiel.  Szymboska, Nobel per la letteratura nel 1996, getta uno sguardo su ciò che accade dopo una guerra: la ricostruzione, perché “Dopo ogni guerra c’è chi deve ripulire. In fondo un po’ d’ordine da solo non si fa”. Si prosegue con due movimenti dal “Quatuor pour la fin du temps” che Olivier Messiaen scrisse alla fine del 1940 in campo di concentramento: il terzo, “Abimes des oiseaux”, e il secondo, “Vocalise, pour l’Ange qui annonce la fin du Temps”. A eseguirli sono chiamate le prime parti dell’Orchestra Rai Roberto Ranfaldi, violino di spalla, Enrico Maria Baroni, clarinetto, Pierpaolo Toso, violoncello, a cui si aggiunge Andrea Rebaudengo, pianoforte. Messiaen fu chiamato alle armi nel 1939, con l’entrata in guerra del suo Paese, la Francia. Catturato dai tedeschi, fu trasferito a Görlitz, in Slesia, al confine con la Polonia, dove passò un anno e dove scrisse il “Quatuor”, che fu eseguito il 15 gennaio del 1941 davanti ai 5.000 prigionieri del Lager Stalag VIII-A. 
In chiusura, Dmitry Matvienko propone la Sinfonia n. 8 in do minore, op. 65 di Dmitrij Šostakovič, composta nell’estate del 1942, quando i tedeschi stavano definitivamente abbandonando l’Unione Sovietica dopo una guerra di logoramento che aveva lasciato sul terreno ghiacciato dell’inverno russo un numero enorme di vittime. Il regime si attendeva dal compositore un’opera celebrativa della vittoria bellica, ma Šostakovič, come il suo popolo, era troppo provato per abbandonarsi a toni trionfalistici.