Strategie arabe e rifiuti pericolosi, a “Report”

E l’inchiesta sul bus elettrico precipitato a Mestre

“Report”, il programma d’inchiesta di Rai 3 condotto da Sigfrido Ranucci, torna in onda domenica 29 ottobre 2023 alle ore 20.55 con tre inchieste. La prima, dal titolo “Desideri sauditi”, l’ha firmata Daniele Autieri, con la collaborazione di Federico Marconi e Carlo Tecce. Incontri segreti dei parlamentari, mediazioni dei politici italiani sugli affari del calcio, viaggi pagati dal governo, ingerenze politiche sul caso Regeni che arrivano fino alla presidenza del Consiglio di allora, opache operazioni per ottenere l’assegnazione dell’Esposizione Universale del 2030 che si deciderà il prossimo 28 novembre a Parigi. E’ il piano complesso del Regno Saudita per conquistare una leadership geopolitica tra i paesi arabi e un consenso diffuso tra i paesi del blocco occidentale e che ha come obiettivo anche l’Italia, il primo paese dell’Unione europea che dal 2019 viene scelto per penetrare politicamente il Vecchio Continente. Un piano che Report ha ricostruito con documenti e testimonianze finora inedite. Per la prima volta emergono le attività di pressione e lobbying esercitate negli Stati Uniti, in Europa ma anche su parlamentari italiani, così come gli incontri a porte chiuse organizzati a Roma alla presenza di membri del governo saudita. Sullo sfondo il grande circo del calcio mondiale, nel quale l’Arabia Saudita ha trasformato la più grande e dispendiosa campagna acquisti nella storia in una strategia per la conquista del consenso globale, che ha coinvolto anche la Federcalcio e l’ex Ct della Nazionale azzurra Roberto Mancini.
Oggi però il Principe ereditario Mohammad Bin Salman deve fare i conti con le conseguenze degli attentati di Hamas del 7 ottobre, che avevano tra gli obiettivi anche quello di far saltare il dialogo di pace avviato tra l’Arabia Saudita e Israele con gli Accordi di Abramo, e che riaprono il dibattito sul ruolo della monarchia saudita nella regione. 

La seconda inchiesta, di Giulia Presutti con la collaborazione Lidia Galeazzo e Andrea Tornago, torna sull’incidente che lo scorso 3 ottobre, a Mestre, provocò la morte di 21 persone, e il ferimento di altre 15, dopo che un autobus elettrico pieno di turisti era precipitato da un cavalcavia di Mestre.
“La tragedia del bus” si apre con l’analisi dei primi rilievi effettuati dopo l’incidente, secondo i quali il bus si è accostato a destra strusciando sul guard rail per quasi 50 metri, precipitando poi in corrispondenza di un varco di servizio. Ma perché la continuità della barriera era interrotta da un’apertura che si è rivelata fatale? E perché il bus, guidato da un autista esperto, sembra esser stato negli ultimi istanti privo di controllo? Il tratto di strada dove è avvenuto l’incidente è sottoposto alla gestione del Comune, che stava svolgendo dei lavori per la messa in sicurezza del viadotto, ma non li aveva ancora terminati. Il bus, invece, è di proprietà dell’azienda Martini Bus, controllata da La Linea Spa, e fa parte di una flotta di 20 pullman elettrici prodotti dal colosso cinese Yutong che sono l’avanguardia della mobilità a zero emissioni. Per l’incidente, intanto, la procura ha iscritto nel registro degli indagati due tecnici del Comune e l’AD di La Linea.

Lucian Paternesi, con la collab.orazione di Giulia Sabella, ha firmato, infine, “Falda e faldoni”. Tra i 24 comuni del veronese in cui si coltiva il riso vialone nano, tra i più pregiati e l’unico insignito del marchio IGP in Europa, c’è anche il piccolo comune di Sorgà, in provincia di Verona. Tra un campo di riso e l’altro, però, incombono le ruspe che hanno iniziato gli scavi per realizzare una discarica per rifiuti speciali non pericolosi: il car fluff, un pulviscolo contenente tutto ciò che non si può più riciclare dalle auto che rottamiamo. Come è possibile che la Regione Veneto abbia permesso a un’azienda privata di interrare quei rifiuti a due passi dalle risaie e dalle acque pure che inondano quei terreni? Il terreno su cui sorgerà la discarica è privato, l’azienda l’ha acquistato e ha iniziato a pagarlo prima di ottenere il via libero definitivo dalla Regione, nonostante la contrarietà della comunità locale. Ma non è l’unica stranezza: secondo il progetto che l’azienda ha presentato alla Regione la falda acquifera si troverebbe ben al di sotto di dove si dovrà scavare, ed è toccato alla piccola amministrazione di Sorgà rifare tutti i rilievi sul terreno fino a che il Tar ha sospeso gli scavi e ora si dovrà pronunciare sul futuro della discarica e del piccolo Comune. Ma quanto è costato tutto questo?

Redazione